Le ragioni che hanno portato alla nascita di Bitcoin Cash sono abbastanza complesse e per capirle bene dobbiamo partire dal principio.

Il 31 ottobre 2008 una persona anonima che si fa chiamare Satoshi Nakamoto pubblica su una mailing list di crittografia un whitepaper dal titolo:

Nel documento, anche se breve, viene spiegato il funzionamento di una moneta completamente digitale e del tutto trustless. Fu una rivoluzione e fin da subito alcuni sviluppatori cominciarono ad interessarsi al progetto.

Il 3 gennaio 2009 viene generato il primo blocco, chiamato ­­genesis block, e l’11 gennaio Hal Finney twitta due parole che diventeranno storiche all’interno della community:

Hal Finney è una personalità molto importante all’interno della storia di Bitcoin, fu uno dei primi sviluppatori che cominciò a lavorare sul protocollo Bitcoin e fu anche la prima persona al mondo a ricevere dei Bitcoin che gli furono inviati dallo stesso Nakamoto. Questi indizi hanno portato molte persone a pensare che ci fosse proprio lui dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto ma, purtroppo, poiché è venuto a mancare nel 2014, nessuno saprà mai la verità.

Come potete immaginare all’inizio nessuno utilizzava Bitcoin, le transazioni erano davvero poche e per questo le commissioni non esistevano. Pensatela in questo modo, senza altre persone con cui “competere” non c’era alcuna necessità di inserire una commissione per essere tra i primi ad essere inseriti all’interno del blocco successivo.

Nakamoto inizialmente non inserì alcuna dimensione per il blocco all’interno del protocollo Bitcoin. Non avere un limite, però, poteva creare non pochi problemi. Senza un costo da sostenere per inviare Bitcoin per un utente sarebbe stato facile, e soprattutto economico, intasare la rete con migliaia di transazioni. Ad ottobre 2010, per evitare attacchi DoS, Nakamoto insieme a Finney ed un utente di Reddit chiamato Cryddit decise di impostare un limite di 1 MB (Fonte).

La dimensione di 1 MB a quell’epoca sembrava ragionevole in quanto era molto più grande delle reali necessità della rete e nessuno avvertiva l’esigenza di aumentare la dimensione del blocco. In ogni caso, Satoshi Nakamoto, già nel 2009, spiegò bene come la pensava a riguardo quando uno sviluppatore chiamato Mike Hearn gli mandò una mail chiedendogli spiegazioni sulla dimensione dei blocchi:

Data: Domenica 12 aprile 2009 alle 10:44 PM

Da: Satoshi Nakamoto <satoshin@gmx.com>
A: Mike Hearn <mike@plan99.net>

 

Ciao Mike,

Sono felice di rispondere a qualsiasi domanda tu abbia. Se ho tempo, dovrei scrivere una FAQ per integrare il documento.

C’è solo una catena globale.

La rete esistente delle carte di credito Visa elabora circa 15 milioni di acquisti su Internet al giorno in tutto il mondo. Bitcoin può già scalare molto più di questo grazie all’hardware esistente per una frazione del costo. Non colpisce mai davvero un limite di scalabilità. Se sei interessato, posso andare oltre su come affrontare dimensioni estreme.

Secondo la legge di Moore, possiamo aspettarci che la velocità dell’hardware sia 10 volte più veloce in 5 anni e 100 volte più veloce in 10. Anche se Bitcoin crescesse a tassi di adozione folli, penso che la velocità dei computer rimarrà davanti al numero di transazioni.

Non prevedo che le commissioni saranno necessarie presto, ma se dovesse diventare troppo oneroso eseguire un nodo, è possibile eseguire un nodo che elabora solo le transazioni che includono una commissione di transazione. Il proprietario del nodo deciderà la tariffa minima che accetterà. In questo momento, un nodo del genere non otterrebbe nulla, perché nessuno include una tariffa, ma se un numero sufficiente di nodi lo facesse, gli utenti otterrebbero un’accettazione più rapida se includono una tariffa o più lenta se non lo fanno. La commissione sulla quale il mercato dovrebbe accontentarsi dovrebbe essere minima. Se un nodo dovesse richiedere una commissione più elevata, quel nodo perderebbe tutte le transazioni con commissioni più basse. Potrebbe aumentare i volumi e probabilmente fare più soldi elaborando quante più transazioni di pagamento possibile.

[…]

Con il tempo, la maggior parte dei nodi potrà essere eseguita da specialisti con più schede GPU. Per ora, è bello che chiunque abbia un PC possa giocare [con un nodo] senza preoccuparsi di quale scheda video abbia, e speriamo che rimanga tale per un po’.

[…]

Satoshi

 

Fonte: Satoshi Writings

Come potete vedere, Nakamoto non si poneva questo problema perché era convinto che, grazie alla legge di Moore e all’avanzamento della tecnologia, non ci sarebbero stati problemi in futuro nell’aumentare la dimensione del blocco.

A giugno 2011 accadde una cosa importantissima: Gavin Andresen presentò Bitcoin alla CIA. Questo evento oggi viene ritenuto da molti come la causa che portò Satoshi Nakamoto a prendere la decisione di cadere nell’oscurità.

Ma chi è Andresen? Andresen fu uno dei primi sviluppatori che, dopo aver scoperto Bitcoin nel 2010, cominciò a lavorare attivamente al suo sviluppo. Creò anche un sito web chiamato “The Bitcoin Faucet” che regalava Bitcoin alle persone per far capire come funzionasse.

Nakamoto dopo essere stato informato dell’invito della CIA nominò, prima di scomparire, Andresen come suo successore: 

Data: Sabato 23 Aprile 2011 alle 3:40 PM

Da: Satoshi Nakamoto <satoshin@gmx.com>
A: Mike Hearn <mike@plan99.net>

 

Sono passato ad altre cose. [Bitcoin] è in buone mani con Gavin e tutti.

 

Fonte: Satoshi Writings

Andresen in seguito nel 2012 fondò un’organizzazione senza fini di lucro chiamata Bitcoin Foundation per aiutare a sviluppare e pubblicizzare ulteriormente Bitcoin.

I problemi cominciarono ad arrivare nel 2015 quando i blocchi raggiunsero il 40% della loro capacità.

Uno sviluppatore chiamato Peter Todd consigliò di inserire all’interno del protocollo Bitcoin una patch chiamata Replace by Fee (RBF). Questa patch, a suo parere, avrebbe migliorato la velocità delle transazioni: l’idea di base era di rendere possibile modificare una transazione così da aumentare la commissione per i miner nel caso in cui la commissione fosse troppo bassa e la transazione non venisse confermata.

Proprio per questo motivo Mike Hearn scrisse un articolo intitolato “Replace by Fee” in cui criticò questo tipo di patch perché avrebbe portato alla cosiddetta “terra bruciata”:

Penso che RBF sia un’idea mal pensata che non funzionerà, non farà ciò che si dice faccia e sarebbe dannoso per Bitcoin se adottato.

 

Fonte: Replace by Fee

Alla fine questa patch venne introdotta nel codice di Bitcoin (Bitcoin Cash ha rimosso questa patch).

Anche Gavin Andresen criticò questo “mercato delle commissioni” e spiegò attraverso un articolo che il problema dei blocchi doveva essere affrontato il prima possibile poiché la gente avrebbe smesso di utilizzare Bitcoin se le transazioni fossero diventate molto lente e costose.

Sempre nel 2015 i miner cinesi firmarono un documento in cui chiesero blocchi da 8 MB. Tra questi miner erano presenti anche pool molto importanti come F2pool, Antpool e Huobi.

Andresen pubblicò quindi una proposta chiamata BIP 101 (Bitcoin Improvement Proposal) in cui sosteneva di voler aumentare la dimensione del blocco ad 8 MB e di raddoppiarla ogni 2 anni per 20 anni. Questa proposta venne accolta da Hearn che decise di implementarla nel software alternativo chiamato Bitcoin XT a cui stava lavorando da qualche tempo.

Se tutti i miner non avessero accettato tale modifica sarebbe stato un duro colpo per la rete e a molti questo non piaceva, cominciarono ad essere adottate politiche di censura sul canale Reddit r/bitcoin da parte dei moderatori e ad essere cancellati molti post che parlavano di questo argomento. A causa di queste censure e per parlare liberamente fu creato il canale r/btc che, successivamente, venne usato dai sostenitori di Bitcoin Cash. Se vi siete mai chiesti perché si odino tanto è per questo motivo.

Nel frattempo, entra anche in scena Adam Back, CEO di Blockstream e inventore del sistema Hashcash che è alla base della Proof-of-Work. Il suo nome compare anche all’interno del whitepaper di Bitcoin e a lungo si è sospettato che fosse lui in realtà Satoshi Nakamoto.

Back in un’intervista con Everett Rosenfeld del CNBC, affermò che Bitcoin XT non era affatto buono, era rischioso e che il tasso di attivazione era troppo basso.

Hearn rispose con un articolo in cui spiegava che le attuali limitazioni del software originale stavano bloccando la crescita di Bitcoin.

Questa tesi venne anche sostenuta da un articolo pubblicato da Bitfury che, in quel periodo, era un fornitore leader di prodotti per il mining.

Dopo continue richieste di aumentare la dimensione del blocco, gli sviluppatori di Bitcoin Core pubblicarono un articolo in cui spiegava come stessero cercando di migliorare la scalabilità senza aumentare direttamente la dimensione del blocco: SegWit e Lightning Network.

NOTA

Una transazione è formata dalla transazione vera e propria e da una firma che attesta che è stato proprio il proprietario dell’indirizzo ad autorizzare quella transazione. SegWit elimina dalla transazione questa firma rendendola di circa il 50% più leggera, questo rende possibile far entrare più transazioni in un blocco senza aumentarne la dimensione.

C’è solo un piccolo problema, Nakamoto nella sezione 2 del whitepaper scrisse: “Definiamo una moneta elettronica come una catena di firme digitali”, basta questo per capire che il Bitcoin che conosciamo oggi non è più lo stesso che aveva inteso Nakamoto. Bitcoin Cash non utilizza SegWit.

Bitcoin XT cominciò ad essere molto utilizzato e per questo motivo Coinbase, che stava facendo girare Bitcoin XT sui propri computer, venne eliminato dalla pagina “scegli il tuo portafoglio” di bitcoin.org e la giustificazione su GitHub fu che lo fecero per “proteggere le persone”.

Dopo questa risposta anche Charlie Lee, il creatore di Litecoin, disse giustamente che se Bitcoin XT avesse raggiunto la maggioranza dei voti da parte dei miner allora sarebbe diventato Bitcoin, proprio come Nakamoto aveva creato il sistema.

Purtroppo, Bitcoin XT, a causa di tutte queste dispute interne, non raggiunse un’adozione del 75% e fallì nell’impresa. Subito dopo però venne considerata di nuovo l’idea, da parte degli sviluppatori di Bitcoin Classic, di aumentare la dimensioni dei blocchi ma senza essere così drastici: il loro intento era quello di raddoppiare semplicemente la dimensione del blocco portandolo a 2 MB.

A differenza di Bitcoin XT che divise la community, Bitcoin Classic cominciò ad essere preso molto in considerazione e raggiunse un’adozione del 75% dei miner che detenevano il 90% dell’hashpower. Era tutto pronto ma i miner, per evitare che la blockchain si dividesse, chiesero prima agli sviluppatori di Bitcoin Core di aumentare la dimensione del blocco, minacciandoli che altrimenti sarebbero passati a Bitcoin Classic. Nell’articolo dicevano:

Pensiamo che qualsiasi hard-fork controverso contenga ulteriori rischi e potenzialmente potrebbe causare due versioni Blockchain incompatibili, se implementato in modo errato. Per evitare potenziali perdite per tutti gli utenti di Bitcoin, dobbiamo ridurre al minimo i rischi. Siamo fermamente convinti che un hard-fork controverso in questo momento sarebbe estremamente dannoso per l’ecosistema Bitcoin.

 

Fonte: A Call for Consensus

In quel momento gli sviluppatori di Bitcoin Core capirono di avere un ruolo chiave all’interno del sistema e per evitare di perderlo promisero un aumento della dimensione.

Bitcoin Classic fu quindi abbandonato anche se l’adozione era cresciuta di giorno in giorno.

Per parlare di queste problematiche il 21 febbraio 2016 venne organizzata ad Hong Kong una conferenza chiamata Cyberport a cui parteciparono i maggiori sviluppatori e miner. La conferenza si concluse con la firma di un documento dove venne approvata l’adozione di Segwit ad aprile ed un aumento del blocco a 2 MB (Chiamato SegWit2X) a luglio 2017.

Questa decisione fu ampiamente criticata da Brian Armstrong, CEO di Coinbase, perché a suo parere questo aumento doveva avere priorità assoluta. Lui stesso in un articolo disse:

Esiste già un codice per farlo oggi. Il codice è di alta qualità, è stato scritto da ex sviluppatori Core ed è già in esecuzione in produzione da un numero di società Bitcoin (incluso Coinbase). Aggiornare a Bitcoin Classic non significa che dobbiamo rimanere per sempre con il team Classic, è semplicemente l’opzione migliore per mitigare il rischio in questo momento. In futuro potremo utilizzare il codice di qualsiasi team. Sono stati indotti in errore a credere che solo 4–5 persone nel mondo possano lavorare in sicurezza sul protocollo bitcoin, quando in realtà è questo gruppo che rappresenta il rischio maggiore per le loro attività.

 

Fonte: What Happened At The Satoshi Roundtable

Da quel momento in poi Blockstream cominciò ad organizzare molte conferenze riguardo la dimensione dei blocchi senza, però, arrivare mai ad una conclusione. Molti sospettarono che furono fatte solo per guadagnare tempo costringendo ogni volta la community ad aspettare la conferenza successiva.

Cominciarono a nascere nuovamente dei dibattiti e la pool di mining ViaBTC scrisse un articolo in cui spiegava di non supportare assolutamente Segwit e Lightning Network.

A maggio 2017, finalmente, dopo anni di dibattiti si raggiunse un accordo e a New York venne firmato un documento, supportato da 52 miner che detenevano l’80% dell’hashpower totale, nel quale si promise un fork di 2 MB entro 6 mesi.

Prevedendo un fallimento di questo accordo, il 1 agosto 2017 al blocco n° 478.559 alcuni sviluppatori e miner si separarono con un hard-fork e crearono Bitcoin Cash con un blocco di 8 MB.

Gavin Andresen dimostrò un grande apprezzamento per Bitcoin Cash attraverso un tweet:

Anche Vitalik Buterin, cofondatore di Ethereum, si espresse sul fallimento di Bitcoin Core e sull’eccessiva politica di censura attuata da Theymos (moderatore r/bitcoin)

Non possiamo inoltre non menzionare il parere dello sviluppatore italiano Franco Cimatti (conosciuto in rete come HostFat), presidente della Bitcoin Foundation Italia e prima persona al mondo ad aver tradotto la versione originale del software Bitcoin in una lingua diversa dall’inglese. In un’intervista dichiarò di preferire Bitcoin Cash a Bitcoin.